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La nostra storia

MorenoOvviamente, la nostra storia non è molto diversa dalla storia di quelli che ci hanno preceduto su questa strada. Però, però.......... forse qualcosa di diverso, c'è.
Basta solo ricordare che noi siamo stati i 68VO del corso Eletttromeccanici.
Vi rendete conto, riuscite a capire?
Quando il mondo intero fremeva sotto la spinta dell'arcinota contestazione del 1968, noi ragazzini immaturi ed inesperti (ma a nostro modo sessantottini) ci siamo imbarcati ad occhi chiusi in un'avventura durata 78 mesi.
Le nostre provenienze erano le più disparate. C'era il metropolitano, il cittadino, il campagnolo, il paesano, il montanaro, il nordista, il centrista, il sudista, l'isolano, insomma c'era di tutto. Era rappresentata l'Italia intera.
Il 20 Agosto 1968 ci siamo ritrovati su quel campaccio, dopo ore ed ore di treno (per molti era il primo viaggio), abbiamo sentito il ghibli, si sono mescolati dialetti, paure, difficoltà e smarrimenti.
Si sono formati gruppi più o meno omogenei, ci siamo confrontati tutti i giorni su tutto, abbiamo imparato ad organizzarci, a vivere e a convivere.
Ci sono state molte difficoltà, ma non sono servite a fermarci.
Quasi senza rendercene conto SIAMO DIVENTATI ADULTI E AMICI.
Amici al di là degli interessi, della provenienza geografica, o di altro.
Dopo i due anni di corso,ed il periodo di specializzazione ad ognuno di noi è stata assegnata la destinazione operativa. Quindi ci hanno sparpagliati nelle più diverse località per svolgere il lavoro per cui avevamo studiato. Chi a bordo, e chi a terra, a secondo delle necessità e/o le qualifiche professionali.
Questa separazione forzata ci ha fatto perdere di vista, favorendo il nostro distacco.
Alla fine della ferma iniziale, alcuni sono rimasti in Marina Militare, percorrendo tutta la carriera fino a diventare Marescialli e, Ufficiali.
Altri hanno scelto l'impiego civile previsto dopo un lungo periodo di militare.
La maggior parte, hanno lasciato la Marina Militare, affrontando la cosiddetta "vita civile" costruendosi un futuro diverso, impegnandosi nei più svariati campi e mestieri seguendo quello che il corso della vita aveva loro riservato.
Il denominatore comune (accertato a posteriori) per tutti è stato: "navigare nella vita al meglio delle possibilità secondo criteri di onestà e rettitudine morale".
Dopo 34 anni è successo il miracolo, forse iniziato con da una telefonata: " sei tu?.....sono trentaquattro anni che ti stò cercando,......."
In seguito ad una lunga e faticosa ricerca (iniziata da Moreno Quartieri e portata avanti con la collaborazione di molti) i giorni 5-6 Giugno 2004 si è tenuto, ad Ostia Antica, il 1° raduno nazionale degli EM68.
Salvo poche eccezioni dovute a comprensibili motivi di lavoro o dovute a decessi prematuri, c'eravamo tutti.
La gioia di rivederci, di riconoscerci, di abbracciarci, di stare insieme.... è la grande testimonianza della nostra amicizia passata, attuale e futura.
Nel tempo si sono succeduti altri incontri di livello locale o regionale come testimoniano le foto su questo sito. Praticamente si stanno riallacciando i contatti persi in tutti questi lunghi anni.
Nutriamo la speranza che la nostra storia continui, che ci si possa frequentare insieme alle nostre famiglie e ci auguriamo che il futuro sia prospero e fortunato per tutti gli EM68.
Moreno Quartieri 

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Bilotti Dario

Dario viso

Papà', voglio andare in Marina.
Si lo so, me lo hai già detto.
Papà voglio andarci subito.
Ma non avevi deciso di diplomarti e poi fare domanda per l'accademia?
Si, ma quest'anno i risultati di scuola saranno a dir poco disastrosi e quindi ho deciso di arruolarmi subito.
Non pensi che mamma abbia qualcosa da dire?
Si e' per questo che l'ho detto prima a te, so che mi darai una mano.
Fu questo, grosso modo, il discorso fatto a mio padre ed il 6 settembre del '68 mi ritrovai a Taranto (stuedik town. ndr).
Dopo un viaggio notturno spaventosamente lungo, terribile, insonne per l'eccitazione e la paura, ma consapevole che era un'avventura da vivere, mi ritrovai assieme ad altri giovanotti imberbi e spaventati su un piazzale polveroso. Tutto ciò che è successo nelle prime ore lo ricordo vagamente se non qualche flash (tipo gli allievi della seconda classe che immatricolavano tutto il vestiario), ma l'unica cosa certa era l'estrema curiosità di scoprire come le cose si sarebbero evolute.
Imparai presto che sfuggire ad una realtà scolastica non sempre è appagante visto che l'istruzione si presentò' subito alquanto dura per chi voglia di studiare non ne aveva mai avuta. Gli esami non finivamo mai, ma riuscii a resistere, ed il primo anno scivolò via abbastanza velocemente, con alti e bassi, ma convintissimo del passo fatto.
E cosi iniziò il secondo anno, le amicizie si consolidarono, presi atto della situazione che stavo vivendo e cercai di creare intorno a me una campana fatta di simpatia e benevolenza che sarebbe tornata utile nel futuro e non solo immediato. Beh, spero ora che il frutto di questa attesa ultra trentennale dia i suoi risultati nel futuro prossimo.
Spesso mi sono chiesto cosa mi ha fatto resistere a Mariscuole in un ambiente molto diverso da quello, tutto sommato, relativamente tranquillo e senza pensieri dello studente liceale. Penso che la mia voglia di indipendenza fosse tanto grande quanto la voglia di scoprire fino a che punto potevo spingermi prima di ammettere di essermi sbagliato. Questo non è avvenuto e debbo dire che il primo a stupirsene sono stato io.
Ho avuto dei momenti di sconforto e di pianto, debbo ammetterlo, quando non riuscendo a tenere il passo marciando sono stato strattonato in modo brutale dall'istruttore, ma dopo un vaff... detto a denti stretti, anzi solo pensato, sono stato pronto a ricominciare; mi sono sentito spesso una nullità non riuscendo a fare cose semplici mentre i miei compagni le facevano con estrema naturalezza, anche qui ho scoperto doti da "bonzo" sopportando eroicamente figure di merda. Sarà la tipica indolenza del marinaio? Probabilmente sono nato per fare questa vita, anche se le cose sono cambiate negli anni successivi tanto da congedarmi per amore (come Lucio da Sacile panciuto eroe).
A presto ragazzi.


Dario Bilotti, Racconigi (CN)

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Varriale Domenico

Varriale

Apro la busta arrivata da Maridist Napoli, mi si comunica che sono stato ammesso alle scuole sottufficiali della marina come allievo EM. ma con la matricola di leva essendo già iscritto nelle genti di mare, inoltre mi si comunicava la data in cui mi dovevo presentare alle scuole dette "CEMM", quel giorno inizio la lunga avventura di un ragazzo cresciuto troppo in fretta causa le ristrettezze economiche dei tempi, e le incomprensioni che in quegli anni sorgevano nell'ambito familiare, indi noi giovani vedevamo in questa avventura la libertà personale ed economica oltre le sognate avventure come citava il manifesto della marina (vieni in marina e girerai il mondo) ohibo' !!!! col c................. ho girato il mondo, ma questo l'ho appurato col senno del poi dopo aver fatto per anni posti di pulizia, guardie, comandate, marce da bruciare i piedi, angherie da parte di ufficiali dei mei c......... ed altro ancora.
Di tutto quanto sopra è stato compensato dalla magnifica compagnia della grande ciurma con cui ho vissuto i primi due anni delle scuole di cui ricordo il fatto più eclatante, la notte brava fattaci passare dal capitano del Cemm, Cottignola il quale ingaggio una incredibile sfida con un gruppo di giovani orgogliosi allegri e testardi che accettarono la sfida. Il Cottignola in bicicletta e la scanzonata ciurma di giovani a piedi nel girare il campaccio. Vi chiederete come finì: vinse la ciurma con il grande apporto del fratello rosario Mastriani il quale al mio cenno sveniva tutti ci fermavamo per soccorrerlo, in questo modo prendevamo fiato e spezzavamo il ritmo al Cottignola, che alla fine si arrese e ci mando a dormire, si fa per dire armai era già ora di sveglia, cosa che avvenne poco dopo ma nessuno si preoccupo nelle alte sfere se questi giovanotti avessero avuto il tempo di riposare. Ora vi lascio e prossimamente racconterò quello che mi è capitato quando ho lasciato le scuole Cemm. con la specifica di conduttore ai radar guida missili con l'imbarco sull' Andrea Doria .

Domenico Varriale, da Napoli

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Caruso Lucio (scritto da Rosario Mastriani)

Caruso

La sesta storia è di Lucio Caruso, ma a scriverla è Rosario Mastriani, al quale l'ha raccontata domenica 4 giugno 2006, al ritorno dal raduno di Giulianova.
L'ha narrata in due tempi: mentre sorbivamo un aperitivo nella bella Piazza della Basilica di Loreto e poi tra un gambero e un calamaro, mentre eravamo seduti al tavolo di un ristorante di Numana, una splendida località sull'Adriatico, nei pressi di Ancona.
Certamente un po' di pigrizia ( e si vede dal pancione che ha!) è stata la causa per cui il fratello Lucio non ha voluto impegnarsi a scrivere la sua storia e ne ha dato l'incarico a me. La sottopongo all'attenzione di tutti i fratelli e in particolar modo del suo autore Lucio che è libero di correggerla, se la memoria mi ha tradito, o di aggiungerci qualcosa che a me è sfuggita.
Lucio Caruso è nato a Pordenone, ma suo padre originario è di Taurianova una cittadina calabrese della provincia di Reggio Calabria. E al padre, Lucio è stato sempre grato della scelta di vita fatta, cioè emigrare al nord per creare un avvenire a lui e alla famiglia che formò sposando poi una donna del Friuli e dalla quale nel 1950 ebbe Lucio. Nel 1966 a sedici anni, spirito ribelle, stanco della vita condotta fino allora, abbandonò la scuola, era al secondo anno di ragioneria, e decise di arruolarsi in Marina, per fare qualcosa di diverso.
E in un caldo giorno d' agosto s'imbarcò sul treno che doveva portarlo al Sud. Ma quel viaggio non durò a lungo: alla stazione successiva a quella di partenza, scese dal treno e fece ritorno a casa!
Evidentemente non si sentiva ancora pronto o forse inconsciamente si sentiva un Em68. E così aspettò altri due anni e per lui arrivò poi il 18 agosto '68.
Questa volta il viaggio lo fece tutto; e arrivò a Taranto in una torrida giornata di agosto. L'impatto non fu piacevole, oltre alla stanchezza del lungo viaggio e il caldo, si imbatté, fuori della stazione ferroviaria di Taranto, in un uomo in divisa bianca che gridava come un ossesso, contro uno sparuto gruppi di ragazzini, aspiranti volontari:
"Tu vieni qua!... tu vai là!..." e i ragazzini, terrorizzati, obbedivano. Ma lui Lucio, diciottenne ribelle era di ben altra stoffa e mandò l' uomo in divisa a quel paese, e questi, esterrefatto, gli chiese " ma tu non sei un aspirante volontario?" E Lucio rispose di no, che si trovava lì in vacanza. E l' uomo in divisa gli chiese scusa. Raccolta la valigia, se ne andò in giro per Taranto; pranzò in un ristorante e nel pomeriggio con comodo si presentò alle Scuole C.E.M.M. Forse non ritornò a casa, per non affrontare di nuovo quel lungo viaggio.
Fortuna sua che alle Scuole non incontrò l' uomo in divisa bianca che lo aveva accolto alla stazione.
E quel 18 agosto 1968, iniziò la sua avventura di Em68 e gli affibbiarono la matricola 68V0145T.
Dopo i due anni di Scuole C.E.M.M. lo imbarcarono sulla Nave Impavido.
Si congedò prima dei sei anni di ferma perché si sposò prima dell'età prevista dal regolamento milita-re. I superiori gli proposero di tenere la cosa nascosta, in tal modo poteva continuare la carriera, al che il buon Lucio, che si era stancato anche di quella vita, rispose senza mezzi termini " ma siete impazziti? io mi sono sposato proprio per congedarmi prima!"
Si era sposato con Graziella, una ragazza friulana conosciuta per...corrispondenza. Ella rispose ad un annuncio apparso su un giornale dell'epoca che si chiamava " Giovani" dove un... giovane marinaio cercava ragazze per scambio di cartoline. Cominciarono con lo scambiarsi le cartoline, per finire poi con lo scambiarsi l'anello nuziale! Dalla loro unione nacque un solo figlio.
Dopo il congedo dalla Marina, Lucio tentò il lavoro come dipendente, ma evidentemente il suo carattere sempre ribelle si adattava di più a d un lavoro autonomo, e così dopo varie esperienze, oggi è inserito con profitto, aiutato da Graziella, nel campo delle macchine elettromedicali.
L'amore per il mare non lo ha abbandonato, possiede una barca che gli è di alternativa al camper; e nonostante un po' di pigrizia, riesce a trovare sempre con piacere, un po' di tempo per stare insieme ai suoi vecchi fratelli Em68, come ha fatto nel raduno di Giulianova e come farà nei prossimi che organizzeremo.


Rosario Mastriani per Lucio Caruso, S.Bellino (RO)

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Compostella Giuseppe

Compostella

La Marina Militare deve essere nel mio DNA in quanto il mio ideale giovanile era l'Accademia Navale: questo perché mio padre, oggi ottantasettenne, ha fatto 6 anni di Marina dal 39 al 45 come telegrafista al Comando in Capo, prima a Spezia e poi a Taranto. Non è mai stato imbarcato, ma ha perso diversi amici sulle navi e nei sommergibili, oltre ad un amico carissimo e compagno di scuola caduto al El Alamein.
Per questo motivo mi sono iscritto al Liceo Classico, che a quei tempi era frequentato in grande maggioranza da figli di professionisti ed industriali, mentre mio padre era un piccolo coltivatore poi passato ad un lavoro impiegatizio. Mi sentivo molto a disagio, perché, in quegli anni, la differenza di ceto (e di censo) si notava a 200 metri di distanza; ho resistito 4 anni e poi, dopo la bocciatura, ho mollato ed ho fatto domanda in Marina.
A fine Agosto mi sono trovato con molti di voi a Taranto, ed è iniziata la mia avventura in Marina. A dire il vero, alle Scuole non mi sono mai trovato bene. La rigida disciplina, l'obbligo dello studio, di cui ero già stanco, con punizioni in caso di risultati negativi, l'atteggiamento non proprio amichevole dei Tarantini, l'impossibilità anche solo a parlare con le ragazze, la cronica scarsità di denaro (avevo deciso di non chiedere soldi a casa), la cattiva qualità del cibo, hanno contribuito a crearmi un disagio che ha provocato la rimozione inconscia di quel periodo della mia vita. Durante le ore libere passavo il tempo a leggere ed a giocare a ping pong. 2 passioni che mi sono rimaste.
Avevo legato veramente (almeno così mi sembra adesso) con pochi fratelli, tra i quali ricordo Pessa, che è stato il primo a telefonarmi e di cui ho subito riconosciuto la voce, Adobati, Aiuto, Mastriani e Cozzani, che però ha rifiutato ogni contatto, e Greco, mio compagno d'imbarco per un paio d'anni sul S. Giorgio e con cui abbiamo passato alcuni mesi a Venezia in attesa del congedo. E' stato l'unico fratello che ho reincontrato una volta dopo la Marina ed è anche l'unico che ho rintracciato io.
Un momento forte della mia esperienza alle Scuole è stata la sfilata del 2 giugno a Roma con la compagnia d'onore della Marina. Nel marciare in Via dei fori imperiali ho provato un grande orgoglio, che mi ha gonfiato il petto e ripagato delle grandi fatiche del lungo allenamento. Finito alla meno peggio il corso a Taranto, dopo la scuola A.S. ad Augusta, dove ho assistito all'impatto del Bergamini contro il molo per un errore di manovra, ho avuto la grande fortuna di essere imbarcato sul S.Giorgio e questa è stata veramente l'esperienza più esaltante in assoluto della mia vita. Ve lo immaginate un ragazzo di campana nei primissimi anni 70 che arriva a Buenos Aires ed incontra degli emigranti del suo paese ed amici di gioventù dei suoi genitori e mangia l'asado in una tenuta grande 100.000 volte il terreno della sua famiglia, o che vede un branco di balene galleggiare pigramente nell'estuario del Rio de la Plata. Oppure entrare nella favolosa baia di Rio de Janeiro, che è il posto più bello che io abbia mai visto, e guardare dall'alto del Corcovado, (con l'enorme statua del Cristo) le spiagge di Ipanema e Copacabana ed entrare nel favoloso Maracanà, allora lo stadio più grande del mondo dove incantava ancora il mitico Pelè. Per non parlare della miseria materiale e morale di Recife, dove sono stato con una ragazza di 16 anni, verificati sulla carta d'identità, che aveva avuto già 3 figli dai compagni occasionali e non voleva assolutamente essere pagata perché diceva che gli Italiani erano i più gentili ed affettuosi.
Sono stato a Caracas, a circa 1000 metri sul mare, collegata al porto di La Guaira da una autostrada di 17 Km., in un periodo in cui, nei negozi di souvenir si vendevano ancora le teste mozzate e svuotate
degli indios amazzonici uccisi quasi per sport come fossero animali.
Ho attraversato il canale di Panama provando la sensazione stranissima di vedere le navi in attesa di entrare nella chiusa da una ventina di metri di altezza, ed ho visto ai bordi del lago Gatun un grosso serpente che sporgeva di quasi tre metri dal grosso ramo su cui era arrotolato.
Ho percorso, durante la ronda con la polizia locale, quasi tutte le strade di Lima ed i poliziotti mi hanno fatto vedere i vari tipi di postriboli. Nel più economico, (130 lire di allora, come un pacchetto di Marlboro a bordo) davanti alle porte di ogni stanzetta, (mt, 2,5 x 2) senza acqua corrente, ma solo un cesto di stracci bianchi, gli uomini facevano la fila.
Ho visitato, commosso ì, le maestose rovine Incas.
Sul fiume Guajaquil, in Equador, c'erano famiglie intere che vivevano sul fiume in canoe scavate da un tronco d'albero. Con lo stesso mezzo venivano a bordo le ragazze che praticavano il mestiere più vecchio del mondo. Il prezzo era proprio un pacchetto di Marlboro.
In un'alba infuocata dal sorgere del sole, siamo entrati nel porto di New Jork, costeggiando l'imponente statua della libertà, mentre di fronte, sulle torri gemelle in costruzione, i primi 5o piani circa erano illuminati ed abitati mentre sopra, 4 enormi gru continuavano la costruzione. Ho precorso a piedi, con il fratello Barassi che oggi è ancora in Marina come Maresciallo responsabile del settore sportivo a La Spezia, mezza città, dal Central Park al palazzo dell'O.N.U. al ponte di Brooklin, i cui cavi portanti avevano il diametro di 60 cm. alla cima dell'Empire State Building. Circa 40 km. a piedi in un giorno.
I luoghi ed i fatti riportati non sono in ordine cronologico o geografico, ma sono come si presentano nei miei ricordi di quegli anni ruggenti.
Alle Azzorre, dove trent',anni dopo sarebbe stato anche mio figlio per lavoro, ho visto le vedette sulle colline che segnalavano alle barche la presenza di balene al largo, e le barche a remi partivano per raggiungere i cetacei, ucciderli a colpi di lancia e poi portarli a riva legati alle barche, come il marlino di "il vecchio ed il mare".
A Santo Domingo, dove, a quasi 21 anni ho perso la mia virtù, i palazzi interno al porto avevano sul tetto nidi di mitragliatrice per proteggere dagli attentati il presidente della Repubblica Dominicana in visita a bordo. Poi i nostro comandante ha restituito la visita nella residenza del Presidente, successore, se non vado errato, del famigerato Trujllo, ucciso qualche mese prima in un attendato. Io ero di guardia alla cassa quando il comandante è rientrato, allegro per le abbondanti libagioni che egli non disdegnava, ma spaventato perché, nell'auto presidenziale, sotto i piedi c'erano 2 mitra carichi per lato ed il Presidente gli aveva detto di tenersi pronto a sparare in caso di attacco. Il nostro comandante, superstite della corazzata Roma affondata dai tedeschi intorno all'8 settembre al largo della Sardegna, aveva passato 24 ore in mare prima di essere recuperato, e mia ha detto che nemmeno allora si era sentito così in pericolo.
Di Rio avevo dimenticato il ritorno, quando, dopo un paio di giorni di navigazione verso l'Africa, in pieno oceano si era schiodata una lamiera sotto la linea di galleggiamento a prora ed abbiamo dovuto tornare indietro per la riparazione in bacino, dopo lo scarico delle munizioni in rada. Dopo le franchigie e la frequentazione delle Brasiliane, sempre entusiaste degli Italiani, ma poco protette, a bordo, su 700 persone fra equipaggio ed Allievi dell'Accademia, ce n'erano 500 con la gonorrea. La fila davanti all'infermeria era molto più lunga di quella per la mensa. E' stata applicata una amnistia temporanea del massimo di rigore previsto per aver contratto una malattia venerea, in quanto si sarebbero fermati tutti i servizi di bordo. Quando siamo ripartiti da Rio si sono versate molte lacrime, e non solo dagli occhi!
Durante una sosta a Cadice, ci hanno portato a Jerez de la Frontera: in un vicino paese di montagna abbiamo visto il dirupo da cui erano stati buttati giù decine di cattolici con il loro parroco durante l'immane tragedia della guerra civile (o incivile?) spagnola.
A Valencia ho assistito a 2 emozionanti corride ed ho visto combattere il mitico El Cordobes ed il giovane, ma bravissimo, El Viti. Uno dei tori del Cordobes, una volta tanto, è riuscito a colpire il torero con un corno buttandolo in aria e, riprendendolo al volo. lo ha schiacciato contro la barriera con le due corna piantate nel legno, fortunatamente ai lati del torace. Liberato, non senza difficoltà, dalla sua squadra, il matador è poi riuscito ad uccidere il toro.
Al largo delle Ebridi abbiamo trovato il mare forza 10, ed abbiamo ballato e raccato per 3 giorni interi. Le onde erano così alte che la nave (oltre 150 mt. di lunghezza) era a cavallo di 2 onde e sotto, fra le 2, c'era una fossa di 25/30 metri. Appena tornato il sereno tutti a far pulizia prima dell'entrata in porto.
Abbiamo navigato dentro in Sogne Fiord e siamo passati vicinissimo al punto dove una goccia d'olio si allargava sulla superficie. Sotto qualche centinaio di metri c'era un incrociatore tedesco affondato durante la battaglia del Mare del Nord che segnalava la sua tragica presenza da un forellino del motore o di una cisterna. Il comandante lo ha segnalato dalla plancia ed ha chiesto un minuto di silenzio per le vittime.
Eravamo a Kiel nell'anno del colera a Napoli, ed i Tedeschi ci hanno obbligato ad usare le latrine a terra, facendoci sigillare quelle di bordo per paura del contagio.
Durante una gita a Lubecca e zone limitrofe, ci hanno portato fino alla cortina di ferro e, mostrandoci l'apparato militare opposto, hanno esaltato il modello occidentale e criticato il Comunismo.
In uscita da Amburgo, dopo aver visto il quartiere delle donne in vetrina, peraltro alquanto squallide, con le vie piene di persone dal sesso incerto, mentre percorrevamo l'estuario dell'Elba verso il mare aperto, un'ancora di prua è stata sganciata per errore ed il comandante è riuscito a limitare i danni con una virata strettissima ed invertendo il moto di un'elica per accentuare la rotazione. Si è danneggiata solo la cuffia dell'ecogoniometro e scalfito internamente l'occhio di cubìa .
Ricordo con grande rimpianto i tramonti sul mare, con la cerimonia serale dell'ammaina bandiera, con il tricolore talvolta immerso nel disco del sole e la nostalgia delle case lontane, le care genti".
Mi piaceva il rapporto informale con i superiori, senza la disciplina assurda delle Scuole, perché a bordo contava il rispetto vero, non solo la forma. A bordo le amicizie erano, secondo me, più solide, anche per la lunga frequentazione: ho rimpianto e cercato per anni alcuni fratelli di reparto con cui vivevo sempre a contatto di gomito e con cui si usciva in ogni porto. A mio avviso ci sono soprattutto 2 cose che cementano l'amicizia e la fanno durare per sempre: una è l'esperienza comune della vita di bordo vissuta per anni e l'altra, un amore ancora attuale per me, di essere legati sulla stessa corda su una parete di roccia.
Non so se ho scritto tutto quello che dovevo sulla mia vita da marinaio, ma è una esperienza che ho lasciato con grande rimpianto, (per decenni ho sempre pensato con grande nostalgia ai 4 anni di S. Giorgio ed ai compagni di avventure di quel periodo), ma la Vita vera per me era un'altra cosa: una famiglia normale, una casa dalle mie parti, dei figli; avevo visto troppi mariti e padri, durante le crociere, dimenticarsi completamente della famiglia e dei doveri che questa impone. Avevo assistito a troppi abbracci a Portoferraio o a Livorno e a troppe avventure subito dopo o poco prima.
Ho scelto perciò di tornare alla vita borghese, nonostante le note caratteristiche eccellenti e le proposte per il passaggio alla categoria degli Ufficiali dei ruoli speciali. Dopo un anno e mezzo mi sono sposato con Luigina, (in viaggio di nozze siamo passati a La Spezia e siamo stati a bordo del S. Giorgio dove abbiamo ritrovato il Sig. Sauro, mio caposervizio ed ottimo maestro anche di vita negli anni precedenti), dopo 4 anni avevamo già tre figli. Abbiamo lavorato duro, a casa e in ufficio per farci un casa nuova e crescere i nostri figli secondo i nostri ideali morali e religiosi. Grazie a Dio abbiamo una bella famiglia e ne siamo giustamente orgogliosi. Da 3 anni e mezzo siamo anche nonni e fra meno di un mese lo diventeremo di nuovo. A fine anno del 2003 si è aperta una meravigliosa finestra sul passato, partita per me da una telefonata di Franco Pessa. Dopo 2 cene a casa nostra, appunto con Franco, Felice Adobati, Paolo Zanardello e Giancarlo Montin, ho incontrato con grande piacere anche Giosuè Scalzotto, col quale avevamo molti punti in comune a livello ideale, morale e religioso. Insieme siamo venuti a Sommacampagna, primo e meraviglioso incontro di un gruppo ristretto seguito poi dal grande raduno di Ostia. Ritrovarci quasi tutti è stato un miracolo e credo che, solo in questo senso, Moreno sia un Santo. La malattia e la morte del fratello Giosuè ha cementato ancora di più il gruppo, che ha dato una grande dimostrazione di partecipazione e di solidarietà alla famiglia. Grazie alla rete creata dagli em68, è avvenuto un altro fatto meraviglioso: grazie alla segnalazione del buon Dario Bilotti, un altro fratello del nocciolo duro, ho ritrovato anche il gruppo, che esiste da molti anni, degli ex S. Giorgio. Esattamente un anno dopo l'incontro di Ostia, ci siamo ritrovati al Quirinale in 80 persone circa, di cui almeno 25 imbarcati nel mio periodo, fra i quali il Comandante, oggi Ammiraglio di squadra in pensione, che ho nominato prima a Santo Domingo. Ho anche ritrovato, in un paesino di montagna del Trentino, l'eccellente persona ed Ufficiale mio Capo servizio Dalmazio Sauro, nipote del martire Nazario, ucciso dagli Austriaci perchè si sentiva Italiano ed aveva scelto di combattere contro l'.Austria. Ho ritrovato anche Achenza Annibale, che era uno di quelli che cercavo di più, mio compagno di reparto e di vita per tre anni a bordo. L'avventura continua! Penso che la mia storia, particolarmente fortunata, mi giustifichi un po' davanti agli occhi dei fratelli em68 in quanto evidenzia l'enorme differenza fra le Scuole ed il mio imbarco. Comunque sono felicissimo di avervi ritrovato e rinnovo il mio impegno per la prosecuzione della nostra storia comune.


Giuseppe Compostella

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Lo Stimolo Antonio

Lo stimolo

"Dopo quarant'anni, una sera, un signore dal Belgio ha chiamato Mimmo Varriale: al quale è bastata una parola per riconoscerlo subito: era Antonio Lo Stimolo, che era stato un Em68, ma che andò via dopo quattro mesi di Scuole CEMM. Mimmo se lo ricordava come se fosse ieri. Per trovarlo, Antonio, ha chiamato tutti i Domenico Varriale di Napoli e provincia. Veramente un bel gesto!"

EM68VO658T; ecco chi sono stato per quattro mesi, che mi sono sembrati un'eternità. Però, che souvenir e pure malinconia di quei momenti passati, brutti e belli.
Sono contento di avere ritrovato dopo quarant'anni il mio amico e complice di allora, Mimmo.
Sono nato in Belgio il 3 gennaio 1952; sono figlio di marinaio e dunque le storie di Marina mi hanno sempre fatto sognare.
Quando mio padre decise di emigrare, doveva scegliere tra il Belgio e l'America. Alla fine scelse il Nord Europa perché più vicino al suo paese nativo e a quello di sua moglie. Infatti, mio padre nacque a Caltanissetta, mentre mia madre in un isola del mar Egeo. I miei genitori si conobbero quando mio padre era sottufficiale di Marina.
Finalmente arrivò per me la possibilità di cominciare il mio sogno. Dopo aver fatto il necessario, mi sono ritrovato per tre giorni a La Spezia insieme a tanti altri, per fare i soliti test attitudinali di ammissione.
Arrivò poi il grande giorno. A circa 2800 chilometri da casa, mi sono ritrovato come un "orfelin" (scusate il mio italiano, parlo il francese), infatti un'altra difficoltà per me era il fatto che parlavo un po' l'italiano, ma pensavo come un francese (ricordo pure che non ero il solo straniero, c'erano pure degli iraniani in caserma).
Dunque a sedici anni mi trovai a fare l'uomo, ma ero soltanto un ragazzino che provava a fare l'uomo.
E lì alle Scuole, mi sono trovato a fare tutte le cose che non mi piacevano, cioè dormire poco, non avere l'acqua per lavarsi, con i piedi insanguinati, mangiare male, punizioni, guardie e studiare.
Decisi che non volevo passare gli esami, così mi mandarono via.

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