Logo Logo

banner.magg

 

HARBOR HOTTIEBeh! Dai! Lo dice anche il proverbio: "Marinai donne e guai"

Certamente non stiamo a descrivere storielle di donne in questo sito, se non in qualche caso in forma velatamente anonima. Però di guai o simili, quelli si.

Gli aneddoti fanno parte della nostra vita.

Molti di noi sono nonni, e sicuramente nel tempo troveranno la voglia e l'ardire di raccontare ai nipotini, gli aneddoti appunto, succeduti nel corso della loro vita.

Nel nostro caso naturalmente, parliamo e raccontiamo storie vissute in prima persona, che anche se non ci hanno coinvolto personalmente, sicuramente sono talmente divertenti che vale la pena metterle per iscritto.

Eccone un sunto abbastanza congruo. Ma ci ripromettiamo di inserirne altre mano a mano che i nostri rincoglionimenti senili ce li riporteranno alla mente.

                                                                                            knots luxury blu ridotto                                     

 

Caspita che murata

Vittorio Veneto C550

 

Un nuovo articolo/aneddoto pubblicato da Dario Bilotti sul mensile "Marinai d'Italia" organo ufficiale dell'ANMI

 

800px Crest 550Caspita che murata. Ma guarda un po', il barcarizzo è sul lato sinistro. Ero abituato a salire da poppa. E' grande la nave, direi enorme, chissà se riuscirò ad abituarmi alle sue dimensioni.
Tutto questo mentre mi avvio lungo il pennello per imboccare il barcarizzo. Salita la lunga scaletta che conduce al corpo di guardia della nave e consegnati i documenti posso finalmente posare per terra gli zaini. Il Capoguardia marca sul giornale di chiesuola " Visto imbarcare Sc EM/RDT/ST Bilotti Dario matr. 68V0916T", poi chiama il piantone e mi fa accompagnare in tutti i locali di bordo (segreterie, casermaggio, quadrato, luogo di lavoro ecc.) necessari ad espletare le pratiche per un nuovo membro dell’equipaggio. Il giovane aspetta pazientemente fuori dalla segreteria reparto quindi mi accompagna su, in quella che sarà la mia ADT (Apparecchiatura per la Direzione del Tiro) Giro il volano e mi trovo davanti Vincenzo che stupito mi saluta con il classico "ciao Frà non sapevo che ti avessero destinato qui, vieni che ti presento tutti". Veneto impetuoso margottini
Così iniziò una nuova avventura, sul Veneto, vanto della nostra cantieristica. Lungo i corridoi che erano praticamente dei salotti tirati a lucido, ogni particolare destava ammirazione, tutti gli spazi erano dilatati e nuovamente la paura di trovarmi spaesato davanti a cotanta bellezza mi metteva apprensione. Ma la vicinanza dei “Fra di corso” fu la giusta medicina per quietarla. Fortunato nel ritrovare le stesse apparecchiature del Carabiniere non rimase altro che impadronirmi del mio mondo. E venni a conoscenza di grandi personaggi per la loro storia pregressa: il Comandante che durante il secondo conflitto mondiale era al comando di una Unità Navale, Ufficiali dalle grandi capacità che mostravano già la predisposizione alla grande levatura oppure altri che celavano sotto la loro bonarietà una grande capacità nei rapporti umani verso i sottoposti con la giusta dose di attitudine al comando, come sottufficiali di grande esperienza con grande carisma. La promozione fu un qualcosa in più, senza che questo comunque variasse il mio carattere. Ma mare e ancora mare era ciò che desideravo per dimenticare momentaneamente l'amore lasciato a Torino. Navigazioni con relative soste in porti italiani come Venezia, Genova, Messina, Napoli, Trieste, Augusta e Gaeta ed esteri come Tunisi, Valencia, Cartagena, Tolone. Franchigie in posti che probabilmente non avrei mai visitato altrimenti. Esercitazioni mirate e belle soddisfazioni per aver ottenuto ottimi risultati. Non amavo Taranto, ma poco alla volta imparai a discernere tra le presunte cattiverie della popolazione dettate da una non sempre buona condotta dei Marinai che li erano destinati e il bello che la città offriva. E il risultato fu che mi adattai alla situazione e cercai di gestire felicemente la mia vita. Le soste alla base in Mar Piccolo non furono mai lunghe e in fin dei conti ciò che desideravo era solo continuare a navigare. Capitò di incontrare per mare il mio primo amore, il Carabiniere; continuavo a vederlo con grande affetto, sì, anche con nostalgia, ma una frase di mio padre rimastami in mente recitava così: Al Marinaio è concesso il ricordo, non il rimpianto. Guardare sempre a prora, mai volger lo sguardo a poppa. 
La accettai come un dogma.Elettroniche Vittorio Veneto 1969 1980
Fu inattesa, come sempre, la crociera in Sud America. Sarei transitato nuovamente nelle acque di Gibilterra e questa volta, diretto a ovest, avrei attraversato l'Atlantico. Nuove emozionanti visite e conoscenze di altri popoli molto più simili al nostro. Emozioni nel ritrovare comunità di Italiani che con le lacrime agli occhi rimembravano il paese natio; emozioni nel vedere meravigliosa natura; commozione nel apprendere anche le bruttezze di quel mondo, tanto da farmi ammettere che il mio Paese era sempre il più bello. Ma il ritorno in Patria mi smosse nuovamente dall'intimo la solita domanda: " quando ripartiremo?" Ormai abituato alla nuova casa, ai compagni, all'onore che mi sentivo addosso facendo parte dell'equipaggio della Nave Ammiraglia della Squadra Navale, cominciai a pensare ancora più profondamente al futuro. L'acquisizione del vestiario da Sottufficiale non fu altro che un riconoscimento della carriera, ma neppure questo cambiò il mio modo di rapportarmi con i compagni. Una domanda mi assaliva sempre più spesso: sarei stato in grado di capire se la mia determinazione si fosse scontrata con le due anime di cui disponevo, cioè continuare a vivere una vita che mi dava tanta soddisfazione o mollare gli ormeggi per navigare verso un approdo borghese carico di incognite. Elettroniche Vittorio Veneto 1983 2006Era un bel dilemma. Cominciai ad accettare l'imbarco su quella prestigiosa Unità Navale perché comunque mi sentivo appagato, l'amicizia che si era creata travalicava ogni aspetto negativo e ciò mi permise di sopportare la lontananza da casa come fosse lo scotto da pagare per vivere la vita che mi ero scelto, essendo a conoscenza che non si ottiene nulla senza dover dare. Quando finalmente trovai la giusta collocazione del mio essere all'interno di quello splendido ingranaggio cominciai ad accettare Taranto come un “buon porto”. Ma un nuovo FOM (Foglio Ordini Ministeriali) mi ordinò di sbarcare. Unica nota positiva il fatto di tornare alla Spezia, più vicino quindi all'amore mai scordato. Ero ancora indeciso sul congedo e questo riavvicinamento, paradossalmente, mi avrebbe condizionato ancora più la vita? Addio Vittorio Veneto, o arrivederci. Chissà. Nave Impetuoso mi attendeva. Ma questa è un'altra storia. 

marinai dItalia articolo

Dario viso Dario Bilotti socio della sezione ANMI di Carmagnola

 

 

Stampa Email

Un’avventura da marinaio

Quando successe il fattaccio della litigata e relativo sbarco da nave Vittorio Veneto, dopo il breve ricovero di tre giorni al Neuro, venni mandato a Maridepocar La Spezia in attesa di movimento ( sapevo già la destinazione : Cava di Sorciaro- Priolo ) .
Appena giunto fui convocato dal Comandante che volle sapere come si erano svolti i fatti. Mi disse di stare tranquillo che a parte qualche servizio di guardia all'entrata non dovevo fare altro. Poi dopo una decina di giorni, chiesi ed ottenni una licenza di tre giorni. Andai a casa e naturalmente passarono in un lampo.
Per rientrare ricordo che presi un treno del pomeriggio dalla stazione dl mio paese poi cambiai a Rovigo destinazione Bologna. Da li un altro treno fino a Parma.
Arrivato a Parma dovetti aspettare un paio di ore il treno che portava a Spezia. Partimmo che era notte inoltrata. Sapevo benissimo che era una specie di tradotta e che avrebbe impiegato circa quattro ore per fare il tragitto . Praticamente si fermava in ogni stazione e .... forse anche a metà tra una e l'altra! Una lumaca di ferro e legno che sbuffava!
Mentre ero in sala d'aspetto a Parma venni colto da un fulmine a ciel sereno: entrò una ragazza di una bellezza folgorante, con una "mini" di quelle che a quei tempi, nonostante fosse normale, faceva comunque alzare la temperatura anche ad un moribondo. Nella mezz'oretta in cui siamo rimasti in sala d'aspetto, abbiamo avuto diversi scambi di occhiate
"innocenti" ma dentro di me dissi che era solo un bel ricordo e nient'altro. Appena arrivò il treno, presi su tutti i miei bagagli, e salii in cerca di uno scompartimento libero. Con mio piacere mi resi conto che il treno era praticamente vuoto o quasi. Bene! Dissi, speriamo che non venga nessuno a rompere cosi dormo. Partimmo e fin da subito sentii nello
scompartimento a fianco delle voci dal tono agitato. Una femminile ed una maschile. Dopo circa cinque minuti sentii ancora la voce femminile urlare e in una frazione di secondo si spalancò la porta del mio scompartimento: "Posso sedermi qui per favore? Di la c'è un idiota che mi importuna. La prego!"
Ma scherziamo? .... dissi ... il treno è di tutti, si accomodi pure. Era il " colpo di fulmine" della sala d'aspetto!
In quel momento dentro di me, ringraziai l'idiota che l'aveva importunata. Almeno un raggio di sole che mi accompagna nel viaggio buio e monotono.
Mi presentai ... piacere, Giancarlo, ... e lei ... altrettanto Laura !
Cominciammo a chiacchierare del più e del meno, lei mi chiese vedendo la divisa dove ero in servizio, ribadendo che se volevo ci si poteva vedere ancora finché ero a Spezia perché lei era da parenti in città per un mesetto. Disse che abitava a Casalmaggiore e che aveva due bimbe, ma che era separata. Caspita pensai, cosi giovane? ( Poi seppi che aveva 29 anni e che si era sposata a 23 ). La discussione andò avanti molto allegramente con battute più o meno piccanti o divertenti, assieme ad aneddoti spassosi da entrambi. Poi mise giù il libro che tentava di leggere ( o forse fingeva ) e mi disse che avrebbe gradito spegnere la luce e riposare un po'. Accettai di buon grado e guardando l'orologio vidi che erano le tre e mezza. Spensi la luce e sia io che lei, ci sdraiammo sui sedili dello scompartimento, rigorosamente in similpelle e duri come il legno.
Lo scompartimento era pregno del suo profumo e nel buio sentivo il suo respiro "quasi" regolare. Un po' alla volta mi misi il cuore in pace e cominciai a chiudere gli occhi. Inconsciamente lasciai andare il braccio sinistro verso il vuoto, e dopo un paio di minuti ( almeno credo) per poco non mi prese un infarto. Lei con delicatezza, mi accarezzò prima le dita e poi la mano. Mi fece intendere di tirarmi verso di lei ed in un attimo ci trovammo avvinghiati in un insieme di baci e carezze, che mano a mano diventavano sempre più audaci.
Avevo la testa che non ragionava più. ( caspita non avevo ancora diciannove anni e gli ormoni erano un groviglio scomposto ed inarrestabile ). Sul più bello sentimmo il controllore che si avvicinava e facemmo appena in tempo a ricomporci ... aprì la porta e accese la luce ... biglietti prego ... Ma vaff ... pensai ... non potevi startene nel tuo sgabuzzino?
Poco male comunque, non appena il controllore molto intelligentemente chiuse di nuovo la posta e spense le luci eravamo di nuovo avvinghiati con maggior vigore. Trascorsi la notte più bella di quel periodo ..... Arrivammo a Spezia intorno alle sei e quarantacinque, e andammo in un bar a fare colazione. Ci lasciammo con la promessa che ci saremmo rivisti ed io rientrai in un misto di contentezza e sconforto a Maridepocar. In seguito ci vedevamo tutte le volte che ero libero, ed andai anche a trovarla a Casalmaggiore, quando tornai da Cava di Sorciaro. La storia continuò per un bel po' finché ...
Ma questa è un'altra storia.

Montin

 

Giancarlo Montin

Stampa Email

Disclaimer

Tutte le immagini qui presenti, salvo ove specificato, sono di proprietà del "Corso EM68", pertanto è vietata la riproduzione di queste, anche se parziale su altri siti, senza espressa autorizzazione.