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HARBOR HOTTIEBeh! Dai! Lo dice anche il proverbio: "Marinai donne e guai"

Certamente non stiamo a descrivere storielle di donne in questo sito, se non in qualche caso in forma velatamente anonima. Però di guai o simili, quelli si.

Gli aneddoti fanno parte della nostra vita.

Molti di noi sono nonni, e sicuramente nel tempo troveranno la voglia e l'ardire di raccontare ai nipotini, gli aneddoti appunto, succeduti nel corso della loro vita.

Nel nostro caso naturalmente, parliamo e raccontiamo storie vissute in prima persona, che anche se non ci hanno coinvolto personalmente, sicuramente sono talmente divertenti che vale la pena metterle per iscritto.

Eccone un sunto abbastanza congruo. Ma ci ripromettiamo di inserirne altre mano a mano che i nostri rincoglionimenti senili ce li riporteranno alla mente.

                                                                                            knots luxury blu ridotto

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Maledetto circuito - Dario Bilotti

Sul numero di Dicembre della rivista "Marinai d'Italia" è inserito un racconto/aneddoto di vita vissuta da Dario e "Truciolone" quando erano imbarcati sul Vittorio Veneto.

Articolo Dario marinai

Eccolo in formato "lettura per chi non può leggerlo:

 
Nave Vittorio Veneto, un venerdì del 1973. "Ciao Fra', mi hanno appena avvertito che facendo le prove in "36" c è uno sfasamento sul brandeggio che non sono riusciti a compensare con la regolazione del sincro"'. "Beh, Trucioli San (soprannome di Enzo) rifacciamo le prove e vediamo cosa possiamo fare". 'Non oggi" sono di Guardia e Diana vediamola domattina. Però domattina sei di guardia tu" (due squadre differenti ma viviamo in simbiosi.) "Si, ma sono di Seconda, ho tutta la giornata libera" La mattina dopo, sabato, rifacciamo le prove sull'ADT e anche noi troviamo l’errore e sapendo che lunedì si deve uscire e si dovrà sparare con la "centrale di rappresentanza", la “36" appunto, cerchiamo di risolvere il problema. Avvertiamo il Capo Reparto e Direttore del tiro, combinazione anche Ufficiale di guardia, il mitico TV Ferdinando Sanfelice di Monteforte e dopo pranzo ci mettiamo all'opera. Sfilato il modulo e inserita la prolunga' mettiamo in stand by la centrale, apriamo le monografie sul bancone e cominciamo a seguire gli schemi dei circuiti misurando e confrontando le onde sull’oscilloscopio e i valori dette uscite. Troviamo subito la scheda difettosa, scendiamo di sotto a cercare “Capo Cannone" prima in mensa sottufficiali, poi nel suo alloggio, poi al Corpo di Guardia dove ci avvertono che è a casa. Riusciamo a chiamarlo al telefono e ci comunica chi ha la chiave della “cala di rispetto”. Ottenuto il nominativo lo rintracciamo e ci facciamo aprire. La ricerca con tanto di codice della scheda nuova, è infruttuosa perché non è prevista a ricambio. Quindi? Dissaldare tutti i componenti e provarli. Un lavoraccio noioso e impegnativo, da sabato pomeriggio. Dopo lo smontaggio e le misurazioni dei valori di buona parte degli elementi finalmente giungiamo a un transistor e al suo circuito di polarizzazione 'Cos'è che normalmente salta prima? Il condensatore, è chiaro... e invece no, è la resistenza che si è interrotta. Ne determiniamo il valore, richiamiamo I' addetto e andiamo a cercarla. Una piccola e maledetta resistenza da 57 kohm che logicamente non solo non c'è, ma che neppure sappiamo dove cercarla' Pensiamo di andare a comperala in città, ma dove? C'è un negozio a Taranto di materiale elettronico aperto il sabato pomeriggio? Probabilmente sì, ma a bordo nessuno ne è a conoscenza. Dobbiamo escogitare un altro sistema. Ed ecco che le reminiscenze dell'elettronica imparata a Mariscuola tornano a galla. Tomiamo in "cala di rispetto" e con lo spazientito e smoccolante responsabile riusciamo a raccattare una serie dl resistenze, ne abbiamo letto i valori e con molta pazienza e tanti calcoli siamo arrivati a determinare che il valore di due di quei resistori, collegati in parallelo, hanno all'incirca la stessa caduta di tensione di quello introvabile. Ormai è I' ora di cena. Dai “Bionda" (il mio soprannome, ma giuro che sono sempre stato etero) finiamo domani. A mezzanotte monto di Guardia, alle quattro e dieci sono in branda e alle sei e trenta sono di nuovo in piedi. colazione, posto di lavaggio e raggiungo Enzo in ADT. Ci mettiamo subito al lavoro. Saldiamo le resistenze, proviamo i valori, tariamo il sincro et voilà. Rompiamo le scatole a un M.A. (E’ un Frà del corso 68, quindi anche se è domenica ci fa la cortesia), avvertiamo il Corpo di Guardia, il nuovo Ufficiate d' ispezione e facciamo le prove dinamiche. Siamo stati bravi ed efficienti, tutto regolare e perfettamente riuscito. Il lunedì mattina alle otto usciamo dal Mar Piccolo e appena il ponte girevole inizia a chiudersi viene chiamato il primo grado d'approntamento, Terminato, le squadre prendono servizio e mentre scendo dalla centrale incontro il Capo Reparto che con un breve cenno del capo mi interroga sul risultato del lavoro.
"Buongiorno Signore". Sul mio viso appare una leggera smorfia di compiacimento e con un leggero movimento del capo annuisco. "'Bene"' Una laconica ma gradita gratificazione, a volte una sola parola vale più di un intero discorso.


Dario viso Dario Bilotti Consigliere del Gruppo di Carmagnola (T0)

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Il Sarchiapone

Un aneddoto reale tratto dalla pagina Facebook del

Museo Navale di La Spezia

Sarchiapone

IL SARCHIAPONE
Nome in codice del sistema radar segreto MM/SPQ5 sviluppato negli anni '70 su un'intuizione dell'allora CF Mario Calzeroni, del Centro Addestramento Aeronavale di Taranto.
Basato sulla variazione del campo magnetico in presenza di una massa metallica anche immersa, era in grado di rilevare a distanza la presenza di un sommergibile senza bisogno di emettere segnali sonar.
Il principio era già sfruttato dai sistemi M.A.D. (Magnetic Anomaly Detector) installati sui pattugliatori aerei ma il Sarchiapone sarebbe stato attivo, cioè avrebbe trasmesso un segnale che esaminava la variazioni sul segnale riflesso.
Calzeroni asseriva che l'orientamento degli ioni liberi presenti sulla superficie del mare, determinato dal magnetismo terrestre, viene modificato dalla presenza di una massa metallica anche immersa, evidenziabile al passaggio dell'onda trasmessa dal radar.
Un esemplare del Sarchiapone fu installato sulla plancia di nave Alpino, al di sopra del radar del tiro: una grande antenna di circa 3 metri di diametro con un feeder molto pronunciato.
Operava in banda X con una potenza di quasi 2 MW, il fascio era estremamente stretto, intorno a 1° 30', minimizzati i lobi secondari. Oltre ai sommergibili ad oltre 50 m di profondità, si rivelò in grado di scoprire bersagli navali ad altissima distanza e gli aerei della portaerei Kennedy in fase di decollo ad oltre 350 miglia!
In seguito fu imbarcato su nave Quarto e, alla fine degli anni '70, in alcune stazioni radio e radar: Castellana (SP), Piave Vecchia (VE), poi trasferito a Cozzo Spadaro (SR), e a San Vito (TA). I tre radar coprivano l'intera area di interesse nazionale. Una sua evoluzione ha poi portato al sistema CO.RA. per la designazione oltre l'orizzonte (OTH) dei bersagli al sistema Teseo sfruttando il condotto superficiale.
La scoperta fu passata agli USA in cambio dei sommergibili Romei e Piomarta. Si dice che il sistema fosse talmente avanzato che i tecnici in franchigia all'estero dovevano girare sotto scorta per evitare compromissioni del segreto.
Buon vento
Silvano Benedetti
dal libro "Spezia nella Guerra Fredda", Ed. Cinqueterre 2017, di Stefano Danese e Silvano Benedetti

FONTE: museo spezia Museo Navale 

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