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HARBOR HOTTIEBeh! Dai! Lo dice anche il proverbio: "Marinai donne e guai"

Certamente non stiamo a descrivere storielle di donne in questo sito, se non in qualche caso in forma velatamente anonima. Però di guai o simili, quelli si.

Gli aneddoti fanno parte della nostra vita.

Molti di noi sono nonni, e sicuramente nel tempo troveranno la voglia e l'ardire di raccontare ai nipotini, gli aneddoti appunto, succeduti nel corso della loro vita.

Nel nostro caso naturalmente, parliamo e raccontiamo storie vissute in prima persona, che anche se non ci hanno coinvolto personalmente, sicuramente sono talmente divertenti che vale la pena metterle per iscritto.

Eccone un sunto abbastanza congruo. Ma ci ripromettiamo di inserirne altre mano a mano che i nostri rincoglionimenti senili ce li riporteranno alla mente.

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I FUOCHISTI

Dalla pagina facebook del Museo Navale di La Spezia un aneddoto "Caro" a tutti coloro che hanno vissuto la vita di bordo.

I Fuochisti

sidam blatta germanica1

Imparavi a conoscerli al primo imbarco e dopo qualche giorno non ci facevi più caso....

Sono piccoli INSETTI marroni, simili agli scarafaggi, la Blatella germanica, che si annidavano negli ambienti CALDO UMIDI delle navi, in particolare quelle vecchie che non avevano l'aria condizionata.
La loro presenza era sempre DISCRETA, la loro apparizione timida in presenza di persone; diverso se accendevi improvvisamente la luce in un locale dove c'erano residui di cibo: decine di macchioline marroni che si agitavano in tutte le direzioni e scomparivano in pochi secondi dietro i tubi e nelle aperture della coibentazione.
Un rapporto all'inizio fastidioso, poi una CONVIVENZA forzata. Ricordo quella MESSA DI NATALE del 1988 nella mensa equipaggio a bordo di nave CARABINIERE (quella vecchia), quando tra il fumo delle candele accese, il calore e l'umidità prodotta dalle decine di persone riunite fece uscire i FUOCHISTI dalle loro tane e cominciarono a cadere dal soffitto sulle persone, sui tavoli, a terra a decine e decine.
Urla di terrore delle mogli e dei bambini, i mariti che cercavano di calmarle e rassicurarle sulla INNOCUITA' degli animaletti, il fuggi fuggi generale e il cappellano, rimasto solo dietro all'altare, improvvisato su un tavolo della mensa.
E non c'erano DISINFESTAZIONI capaci di debellarli definitivamente; semplicemente si spostavano da un locale all'altro per tornare al punto di partenza, finchè il comando di bordo si arrendeva e li considerava membri dell'equipaggio. Una convivenza forzata....
Metto solo questa immagine abbastanza “neutra” per non urtare chi non ha mai vissuto a bordo di una nave....
Buon vento
Silvano Benedetti

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Caspita che murata

Vittorio Veneto C550

 

Un nuovo articolo/aneddoto pubblicato da Dario Bilotti sul mensile "Marinai d'Italia" organo ufficiale dell'ANMI

 

800px Crest 550Caspita che murata. Ma guarda un po', il barcarizzo è sul lato sinistro. Ero abituato a salire da poppa. E' grande la nave, direi enorme, chissà se riuscirò ad abituarmi alle sue dimensioni.
Tutto questo mentre mi avvio lungo il pennello per imboccare il barcarizzo. Salita la lunga scaletta che conduce al corpo di guardia della nave e consegnati i documenti posso finalmente posare per terra gli zaini. Il Capoguardia marca sul giornale di chiesuola " Visto imbarcare Sc EM/RDT/ST Bilotti Dario matr. 68V0916T", poi chiama il piantone e mi fa accompagnare in tutti i locali di bordo (segreterie, casermaggio, quadrato, luogo di lavoro ecc.) necessari ad espletare le pratiche per un nuovo membro dell’equipaggio. Il giovane aspetta pazientemente fuori dalla segreteria reparto quindi mi accompagna su, in quella che sarà la mia ADT (Apparecchiatura per la Direzione del Tiro) Giro il volano e mi trovo davanti Vincenzo che stupito mi saluta con il classico "ciao Frà non sapevo che ti avessero destinato qui, vieni che ti presento tutti". Veneto impetuoso margottini
Così iniziò una nuova avventura, sul Veneto, vanto della nostra cantieristica. Lungo i corridoi che erano praticamente dei salotti tirati a lucido, ogni particolare destava ammirazione, tutti gli spazi erano dilatati e nuovamente la paura di trovarmi spaesato davanti a cotanta bellezza mi metteva apprensione. Ma la vicinanza dei “Fra di corso” fu la giusta medicina per quietarla. Fortunato nel ritrovare le stesse apparecchiature del Carabiniere non rimase altro che impadronirmi del mio mondo. E venni a conoscenza di grandi personaggi per la loro storia pregressa: il Comandante che durante il secondo conflitto mondiale era al comando di una Unità Navale, Ufficiali dalle grandi capacità che mostravano già la predisposizione alla grande levatura oppure altri che celavano sotto la loro bonarietà una grande capacità nei rapporti umani verso i sottoposti con la giusta dose di attitudine al comando, come sottufficiali di grande esperienza con grande carisma. La promozione fu un qualcosa in più, senza che questo comunque variasse il mio carattere. Ma mare e ancora mare era ciò che desideravo per dimenticare momentaneamente l'amore lasciato a Torino. Navigazioni con relative soste in porti italiani come Venezia, Genova, Messina, Napoli, Trieste, Augusta e Gaeta ed esteri come Tunisi, Valencia, Cartagena, Tolone. Franchigie in posti che probabilmente non avrei mai visitato altrimenti. Esercitazioni mirate e belle soddisfazioni per aver ottenuto ottimi risultati. Non amavo Taranto, ma poco alla volta imparai a discernere tra le presunte cattiverie della popolazione dettate da una non sempre buona condotta dei Marinai che li erano destinati e il bello che la città offriva. E il risultato fu che mi adattai alla situazione e cercai di gestire felicemente la mia vita. Le soste alla base in Mar Piccolo non furono mai lunghe e in fin dei conti ciò che desideravo era solo continuare a navigare. Capitò di incontrare per mare il mio primo amore, il Carabiniere; continuavo a vederlo con grande affetto, sì, anche con nostalgia, ma una frase di mio padre rimastami in mente recitava così: Al Marinaio è concesso il ricordo, non il rimpianto. Guardare sempre a prora, mai volger lo sguardo a poppa. 
La accettai come un dogma.Elettroniche Vittorio Veneto 1969 1980
Fu inattesa, come sempre, la crociera in Sud America. Sarei transitato nuovamente nelle acque di Gibilterra e questa volta, diretto a ovest, avrei attraversato l'Atlantico. Nuove emozionanti visite e conoscenze di altri popoli molto più simili al nostro. Emozioni nel ritrovare comunità di Italiani che con le lacrime agli occhi rimembravano il paese natio; emozioni nel vedere meravigliosa natura; commozione nel apprendere anche le bruttezze di quel mondo, tanto da farmi ammettere che il mio Paese era sempre il più bello. Ma il ritorno in Patria mi smosse nuovamente dall'intimo la solita domanda: " quando ripartiremo?" Ormai abituato alla nuova casa, ai compagni, all'onore che mi sentivo addosso facendo parte dell'equipaggio della Nave Ammiraglia della Squadra Navale, cominciai a pensare ancora più profondamente al futuro. L'acquisizione del vestiario da Sottufficiale non fu altro che un riconoscimento della carriera, ma neppure questo cambiò il mio modo di rapportarmi con i compagni. Una domanda mi assaliva sempre più spesso: sarei stato in grado di capire se la mia determinazione si fosse scontrata con le due anime di cui disponevo, cioè continuare a vivere una vita che mi dava tanta soddisfazione o mollare gli ormeggi per navigare verso un approdo borghese carico di incognite. Elettroniche Vittorio Veneto 1983 2006Era un bel dilemma. Cominciai ad accettare l'imbarco su quella prestigiosa Unità Navale perché comunque mi sentivo appagato, l'amicizia che si era creata travalicava ogni aspetto negativo e ciò mi permise di sopportare la lontananza da casa come fosse lo scotto da pagare per vivere la vita che mi ero scelto, essendo a conoscenza che non si ottiene nulla senza dover dare. Quando finalmente trovai la giusta collocazione del mio essere all'interno di quello splendido ingranaggio cominciai ad accettare Taranto come un “buon porto”. Ma un nuovo FOM (Foglio Ordini Ministeriali) mi ordinò di sbarcare. Unica nota positiva il fatto di tornare alla Spezia, più vicino quindi all'amore mai scordato. Ero ancora indeciso sul congedo e questo riavvicinamento, paradossalmente, mi avrebbe condizionato ancora più la vita? Addio Vittorio Veneto, o arrivederci. Chissà. Nave Impetuoso mi attendeva. Ma questa è un'altra storia. 

marinai dItalia articolo

Dario viso Dario Bilotti socio della sezione ANMI di Carmagnola

 

 

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